la situazione del servizio sociale in spagna

una piccola finestra sul mondo... offerta da un'assistente sociale (e psicologa) emigrata

Spesso la mia esperienza di operatrice sociale emigrata ha suscitato molti commenti entusiasti, come “Anche io voglio emigrare… dimmi come si fa!”. Premetto due cose....

 

La prima é che il progetto migratorio é prettamente individuale: dipende dalle aspettative, dalle possibilitá, da tanti fattori, tra cui anche un pizzico di fortuna. Secondo, per quanto in molti paesi esteri le condizioni del servizio sociale siano migliori che in Italia, rispetto allo stipendio e/o alle condizioni lavorative, é necessario precisare che emigrare non é mai uno scherzo. Si tratta comunque di lasciare molte cose, spesso sicurezze, abitudini piacevoli, familiari e amici… E, ultimo ma non meno importante, non é possibile lavorare all’estero nel nostro settore senza conoscere abastanza bene la lingua e possibilmente la cultura locale.

 

Io sono emigrata per motivi di famiglia: mi sono trovata a Barcellona e mi sono messa in gioco.  Ho utilizzato i primi anni per imparare la lingua, conoscere gente, ho preso una laurea, ho fatto formazioni… Quando sono andata a candidarmi per offerte di lavoro, non avevo nulla da invidiare agli aspiranti locali, anzi avevo il plusvalore di conoscere una terza lingua e di avere una lunga esperienza nel servizio sociale italiano.

 

Detto questo, diró qualcosa rispetto al sistema dei servizi spagnolo.

 

L’organizzazione é diversissima dall’Italia e il sistema ricorda un pó il nostro precedente alla legge di riforma del 1977, ossia molti enti diversi che gestiscono ognuno un pezzetto della competenza: chi l’attenzione primaria (equivalente al nostro distretto socio-sanitario o assistente sociale comunale), chi l’adozione, chi l’affidamento, chi la tutela giuridica del minore.

 

Non esiste Tribunale minorile né giudice tutelare: il tribunale ordinario si incarica di tutte le pratiche, senza distinzione.

 

La mediazione familiare é rígidamente normata, essendovi enti locali ai quali il Tribunale incarica direttamente di attivare la mediazione qualora vi sia una richiesta e dovendo il mediatore iscriversi a un elenco ufficiale. Esercitare la mediazione in ambito privato é sempre possibile, peró non arrrivano praticamente richieste, perché tutti passano dal canale pubblico. Il sistema del diritto di famiglia stesso é molto diverso: non entreró nei particolari, peró per operare nei servizi qui é necesario togliersi dalla testa il LED “in Italia é cosí…” perché non sarebbe proprio possibile lavorare.

 

Anche il ruolo dell’assistente sociale é un pó diverso: basti pensare che qui esiste il famoso reddito minimo d’inserimento (PIRMI), che viene garantito in teoria ad libitum, quando e se la persona aderisce e collabora a un piano di lavoro con i servizi sociali. I contributi economici standard che conosciamo in Italia possono sempre essere attivati, dietro progetto motivato, ma rappresentano forse il 5% del volume di interventi statali e locali, tra PIRMI, interventi per la casa, per le spese domestiche, per famiglie numerose, etc.

 

La vera differenza con l’Italia sta nel fatto che qui esiste una legge sui servizi sociali che stabilisce i famosi “diritti esigibili”, ovvero non discrezionali, e ogni ente ha la sua “cartera de servicios”. É ovvio che la “cartera” dipende dai finanziamenti, quindi a seguito della crisi é stata ridotta, peró quello che si scrive nella “cartera” deve essere garantito al cittadino.

 

Altra grande differenza é la massiccia presenza del privato. Basti pensare che la maggioranza degli operatori lavora nel privato, soprattutto nelle fondazioni o associazioni, mentre il personale pubblico ad oggi é residuale. Questo permette maggior flessibilitá lavorativa, potendo abbastanza facilmente transitare da un ente a un altro.

 

Nell’ente pubblico non si entra solo per concorso, ma soprattutto attraverso la modalitá chiamata “laboral”: personale a contratto indeterminato, che peró puó essere licenziato qualora venga meno la necessitá dell’ente. Il “laboral” entra mediante selezione per titoli e colloquio e rappresenta una buona alternativa al lavoro nel privato: é generalmente la strada percorsa da un operatore che ha vari anni di esperienza nel privato alle spalle. Qui non é affatto strano che un operatore transiti dal pubblico al privato e poi di nuovo al pubblico.

 

Nella decisione di emigrare peserá il fattore stipendio: non diró bugie, gli stipendi in Spagna sono bassi come in Italia. Nel pubblico si guadagna abbastanza bene, forse leggermente meglio che in Italia, peró nel privato, mediamente, un contratto a 30 ore prevede una retribuzione di 1000 euro e poco piú. Inoltre nel privato i contratti sono quasi sempre per “obra y servicio”, una modalitá introdotta dalla “reforma laboral” alcuni anni fa. Questo tipo di contratto offre alcune garanzie in meno: é sempre a tempo determinato (anche se rinnovabile a lungo, fino a che diventa a tempo indeterminato) e dá diritto a una minore quota di assegno di disoccupazione (il famoso “paro”, que qui é una prestazione cospicua e abbastanza lunga).

 

Sulla base della mia esperienza, a chi pensasse a emigrare in Spagna, posso suggerire di fare un Erasmus per imparare la lingua e poi, magari, di fermarsi a studiare un Master, che qui é quasi sempre abilitante, ovvero dá accesso ad alcune specializzazioni specifiche e quindi aumenta la possibilitá di assuzione.


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Comentarios: 8
  • #1

    Aura Marina Ubillus (sábado, 21 mayo 2016 00:25)

    ho 54 anni, sono sudamericana e per me non è stata facile riconoscere il titulo universitario in Italia invece le mie colleghe che hanno immigrato in spagna sono state più afortunate . A me in Italia mi hanno bloccato per ben 4 anni tra Ordine di Assistente Sociali e Ministero de giustizia in darmi la data del esamen per la iscrizione al Albo, fin che ho fatto un Master e ho chiesto di considerarmi crediti formativi solo in questo modo ho potuto tramite decreto essere iscritta al Albo degli Assistenti Sociali . Ho esperienza come operatore interculturale ho fatto tanta mediazione grazie al Master in Formazione interculturale, por problemi familiari mi sono fermata per 3 anni adesso cerco de inserirme nel mundo del lavoro. La mia domanda è nonostante la mia età che possibilità ho di lavorare in Spagna? sono esperta in immigrazione mio e-mail aura.ubi@gmail.com ti ringrazio anticipadamente

  • #2

    Chiara (miércoles, 25 mayo 2016 18:27)

    Con la tua esperienza e l'idioma sicuramente trroveresti qualcosa. Il ricnoscimento del titolo so che é piú complesso per chi é extraeuropeo peró ho cominciato a lavorare con uno psicologo colombiano che mi ha detto che insistendo un pó lo ha ottenuto in poco tempo. La mediazione non dá molte possibilitá, si é disinvestito molto in questo ambito, peró in generale nei servizi di accompagnamento all'inserimento lavorativo, dove si rivolgono molti immigrati, sí ci sono chances. Prova a dare un'occhio alla Fondazione Intermedia - Incorpora (adesso dovrebbero essere due servizi distinti) perché hanno vari progetti...

  • #3

    Melania (jueves, 15 septiembre 2016 11:51)

    Buongiorno Chiara, sono Melania, mi sono laureata in Programmazione e gestione delle politiche sociali ma non ho ancora preso l'abilitazione. Vorrei cercare lavoro in Spagna chiaramente nel servizio sociale. So parlare il castigliano ma non il catalano. Ho letto una parte di ciò che hai scritto, quindi se ho capito bene anche senza abilitazione basterebbe che io facessi un Master per avere maggiori possibilità di inserimento lavorativo in Spagna anche se non sono abilitata?
    Grazie mille anticipatamente

  • #4

    Chiara (jueves, 15 septiembre 2016 19:22)

    Ciao Melania. Piú o meno la cosa sta in questi termini. Se con l'equivalenza é possibile iscriversi all'ordine spagnolo e per l'equivalenza non é richiesta abilitazione (e in Spagna l'abilitazione con esame di Stato non esiste), sí, potresti lavorare direttamente. Il Master non é imprescindibile. Puó aiutare a crearsi contatti, perché per esempio facendo tirocinio spesso poi un servizio assume se la persona funziona bene. Molte offerte di lavoro chiedono esperienza nel settore, altre no... per te potrebbe essere piú vantaggioso fare un periodo di esperienza non retribuita e parallelamente cercare lavoro... La situazione non é rosea ma da quello che ti posso dire é certamente migliore che in Italia... Qui per lo meno esistono offerte di lavoro e sono stipendiate... Quindi é giá un notevole passo avanti, visto che mi dicono che in Italia non ci sono proprio offerte di lavoro... Il catalano é importante a Barcellona ma non imprescindibile, anche se é vero che molte offerte di lavoro lo chiedono... mentre nel resto della Spagna non esiste questo problema. E comunque il catalano un italiano lo impara abbastanza rapidamente. Pensa solo che io uso tutte e due le lingue e passo dall'una all'altra...
    In bocca al lupo!

  • #5

    Donatella (martes, 21 febrero 2017 12:01)

    Ciao Chiara,
    sto facendo uno studio comparativo sulla formazione degli assistenti sociali in Italia e in Spagna. A questo proposito vorrei avere informazioni dettagliate sul percorso universitario (so che è così composto 4 anni più 1 di master), l'importanza del tirocinio, se c'è un esame di stato e un'iscrizione all'albo, leggi che hanno istituzionalizzato la figura dell'assistente sociale (come ad esempio la nostra legge 84 del 1993). Potresti essermi di aiuto? Gracias :)

  • #6

    Chiara (martes, 21 febrero 2017 19:00)

    Ciao Donatella! scrivimi a chiaral54@gmail.com, vedró di darti le info!

  • #7

    Selly (jueves, 04 mayo 2017 11:08)

    Hola, soy italiana, y querría saber si existe un servicio publico de psicología aquí en España (o Catalunya), osea de asistencia sanitaria publica donde puedas obterer consulencia o curas psicologicas o psicoterapeuticas.
    ¿Como funciona con ese tema aquí?
    Muchas gracias.

  • #8

    Chiara (jueves, 04 mayo 2017)

    Ciao Selly. Esiste un servizio pubblico, la Seguridad Social, che copre le prestazioni sanitarie e anche la psicologia. Per accedere bisogna avere un numero di seguridad social e attivare la tarjeta sanitaria al CAP (centro di attenzione primaria) referente per territorio, e quindi chiedere la visita di psicologia. Tu hai giá il numero di seguridad social?
    Se hai bisogno di piú informazioni scrivimi a chiaral54@gmail.com